tornare a vivere
martedì, 09 giugno 2009
Riflettevo su un po’ di cose, e pensavo un po’ malinconica ma con il sorriso sulle labbra ad alcuni episodi della mia infanzia.
Sono sempre stata piuttosto buona, ma avevo tanta voglia di scoprire il mondo. Se c’era il divieto di fare qualcosa io lo facevo anche se mi era proibito, dovevo scoprire il perché di questo divieto. E fu così che alla veneranda età di 3 anni aprii la portiera della macchina in corsa. Ero seduta affianco al guidatore e in un attimo ho aperto la portiera e mi sono lanciata dietro a nascondermi tra le braccia di mia nonna. Qualche mese dopo questo episodio attraversai la strada mentre contemporaneamente un motociclista sfrecciava sulla medesima strada a tutta velocità. In quella occasione non c’era nessuno dietro cui ripararmi e quindi incassai uno schiaffone e mi portai per qualche ora il rossore sulla guancia. È capitato anche ( ma una sola volta e poi capirete perché) che uscendo da scuola, invece di tornare a casa, me ne sono andata a passeggiare con i miei amichetti della 2 elementare. Mia mamma è venuta a cercarmi e mi ha riportato a casa a suon di scapaccioni.
Ecco diciamo che ero una bambina intraprendente, con tanta voglia di fare. Poi quando avevo dieci anni il trasferimento. Ecco con il trasloco ho perso i miei punti di riferimento. Un’altra nazione, altra scuola, anche se poi era la mia terra, quella dove sono nati i miei genitori, quella dove tornavo ogni estate. È stata una svolta, perché trascorrevo tutto il tempo libero fuori a correre tra gli animali, eppure qui mi hanno fatto sentire l’estranea. Ero la “straniera”. A scuola soprattutto, con gli amichetti, è capitato che addirittura tutta la classe non mi parlasse per giorni interi senza che io sapessi il perché. Non avevo le loro nozioni di grammatica, parlavo soprattutto il dialetto dei miei genitori, e mi mancavano termini e vocaboli. Quindi mi ostinai, mi misi a studiare come un’ossessa. Iniziai a leggere più libri possibili, fino a quando alle superiori mia madre si sentì dire che il mio 8 era strameritato perché parlavo un italiano correttissimo e sapevo usare anche i vocaboli forbiti..
Non mi sono mai sentita una persona speciale ( a parte per la mia dolcissima nonna che mi trattava come una principessa), forse perché non lo ero, forse perché non lo sono. Adesso c’è il mio amore che mi fa sentire speciale ogni giorno e per questo non finirò mai di ringraziarlo. E ieri dopo quasi 9 anni ho ricevuto una mail bellissima. Ho fatto uno stage in Canada ed ho vissuto presso una famiglia. La signora con cui stavo si considerava a tutti gli effetti la mia mamma canadese. Dopo qualche mese dal mio rientro in Italia però, non ho avuto più sue notizie anche se continuavo a scriverle .E ieri ho trovato una sua mail su facebook in cui mi chiedeva, ma sei tu
Uff tanti pensieri sconclusionati come sempre… buona giornata a tutti.
tornoavivere
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